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Fototrappole.. un occhio in più per la ricerca

La tecnologia fa sempre grandi passi, e da un po’ di anni ormai si è diffuso in campo naturalistico, e non solo, l’utilizzo delle fototrappole. Ma che cosa sono? E come sono fatte?
Fino a qualche decennio fa questi strumenti erano qualcosa di poco pratico e scarsamente preciso. Oggi invece occupano uno spazio minimo, fanno filmati in hd, e possono inviare dati direttamente sullo smartphone. In grado di scattare foto e realizzare video, queste macchine si attivano grazie a sensori termici di movimento, collegati a luci led infrarosse, in grado di illuminare l’animale con una luce non dannosa e allo stesso tempo visibile alla fotocamera.

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In ambito naturalistico le fototrappole vengono utilizzate dai ricercatori per monitorare e censire particolari specie presenti in una zona, oppure dai naturalisti per fare una didattica ambientale più suggestiva e mirata. In questo modo, infatti, è più facile osservare gli animali che hanno abitudini notturne, senza ricorrere a metodi a volte invasivi. Nel Parco Naturale del Monte San Bartolo cinque anni fa è partito un progetto mirato a monitorare e far conoscere la fauna del Parco. Tra gli esemplari immortalati si possono riconoscere caprioli, tassi, volpi, faine, lepri, puzzole, istrici.. ma anche qualche rapace come poiana, allocco e sparviere.

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Ph. Parco Naturale del Monte San Bartolo – https://www.youtube.com/channel/UCZ5lUlpvm8SV7nYSsvEvLTQ

Altri progetti di ricerca condotti sulle vette del Pakistan e dell’India hanno permesso di riprendere uno dei felini più difficili da osservare (tanto che si è guadagnato l’appellativo locale di “fantasma grigio della montagna”):  il leopardo delle nevi, sempre più minacciato dalla riduzione del suo habitat e dai cambiamenti climatici.

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Immagine di un leopardo delle nevi ripresa da un fototrappola sul monte Munkhkhairkhan, in Mongolia © WWF-Mongolia/PA

Le fototrappole sono davvero strumenti formidabili.. Attenzione però! Non sono giocattoli, ma soprattutto sono regolamentate da una normativa, che ne richiede la segnalazione con appositi cartelli per l’installazione su suolo pubblico. In più è importante non cercare di attrarre gli animali con del cibo posizionandolo davanti all’obbiettivo, altrimenti rischierebbero di abituarsi ad essere alimentati dall’uomo.
Ricordiamoci che questi strumenti servono a cogliere l’aspetto più selvatico del mondo naturale, e non a creare set fotografici..

Luca Dori

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