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Islanda dalla A alla Z: sul Sentiero delle Sorgenti calde

A come Avventura, Ansia e Attesa

Partire per l’Islanda è stata pura follia.
Il mio istinto mi ha spinto verso questa “Avventura”, ma la mia parte razionale mi ha ricordato ogni giorno, prima della partenza, inesorabilmente, che non ho mai portato uno zaino così pesante in vita mia, che ho passato i 40 anni e non sono più un ragazzino, e ogni giorno, fino al fatidico 23 luglio, mi ripeteva: “ma sei impazzito? Ma chi te l’ha fatto fare? Ma come ti è venuto in mente?”, e faceva leva sulla mia Ansia e le mie paure.
Alla fine, dopo che tutto è andato bene, posso dire che è stato bello mettersi alla prova ed è meraviglioso poter dire “Ce l’ho fatta!!!”; ora inizia l’ATTESA per la prossima Avventura!

B come Bastoncini

Per il viaggio in Islanda ho comprato, per la prima volta in vita mia, i bastoncini telescopici.
Fino a pochi mesi fa non sapevo nemmeno cosa fossero (dal nome pensavo che servissero anche per osservazioni astronomiche…) , ora so che sono uno strumento fondamentale per chi viaggia a piedi, farebbero comodo anche nel nostro quotidiano per attraversare la strada, considerando i pericoli del traffico cittadino!

B come Bar dello Sport

Le nostre giornate erano dedicate in gran parte al camminare, ma rimaneva comunque del tempo libero, che abbiamo trascorso nel “Bar dello Sport”: attività tipiche del bar erano giocare a carte (“Lupi e Contadini” il gioco più  gettonato) e soprattutto guardarsi intorno per giudicare le persone presenti nel rifugio dal punto di vista prettamente estetico.

C come camminare

Nel nostro quotidiano camminiamo sempre troppo in fretta, e non gustiamo le piccole grandi cose dell’esistenza… in Islanda abbiamo imparato a camminare lentamente, a fermarci, a godere delle mete raggiunte…

C come check-in

La sera di martedì 23 luglio il check-in all’aeroporto di Milano Malpensa è stato lunghissimo, la fila non finiva mai. E’ stata un’attesa di sguardi assonnati, annoiati… mi guardo intorno e vedo i volti dei miei compagni di viaggio, sconosciuti ma già familiari, di cui però non ricordo ancora nemmeno tutti i nomi: saranno la mia famiglia per una settimana, con loro condividerò le fatiche e le gioie di un lungo cammino… qualcosa mi dice che mi posso fidare di loro, che sarà bello e andrà tutto bene. Pietro comunica gli orari: poche ore per dormire, un percorso subito impegnativo… ma so che l’entusiasmo iniziale ci aiuterà.

D come Domenica

Domenica 28 luglio era il 5° giorno di cammino. Il risveglio è stato faticoso, forse inizio a sentire la stanchezza del percorso fatto, però è il giorno in cui si cammina senza zaino, o comunque con lo zaino più leggero. E’ anche il giorno delle nuvole: il cielo non promette niente di buono. La camminata inizia subito con un guado difficile, dove l’acqua è alta un metro e la corrente è forte, bisogna mettere i sandali e togliere i pantaloni. Poi inizia a piovere, e ci rendiamo conto di quanto siamo stati fortunati ad avere sempre il tempo bello, che ha reso tutto più semplice.

A piedi ne “Il Signore degli Anelli”

Arriviamo in una stretta gola, sembra di essere sul set del “Signore degli Anelli”, e dentro la gola ci sono due bellissime cascate, un vero spettacolo! C’era veramente qualcosa di magico in quel posto!
Nel pomeriggio, dopo essere tornati al rifugio, arriva la ciliegina sulla torta del viaggio: ha smesso di piovere, quindi dal rifugio Thorsmork saliamo al monte VALAHNUKUR: pochi minuti di salita che facciamo quasi correndo, non avendo lo zaino, per ritrovarsi di fronte a un panorama meraviglioso a 360°! Non bastavano gli occhi per guardare. Si sentiva solo il rumore del fiume. Si vedeva il ghiacciaio sopra di noi, e il canyon che abbiamo visto i giorni precedenti. Un raggio di sole illuminava i meandri del fiume che scende verso il mare. Avrei voluto piantare una tenda e fermarmi lì un mese…

E come Essenzialità

E’ stato il viaggio della riscoperta dell’essenzialità. Riscoprire il valore delle piccole cose che ogni giorno diamo per scontato: una doccia calda, una scatoletta di tonno, un granetto condito con l’olio crudo, lo stretching dopo la fatica…

F come Foto

Spesso ci fermavamo a fotografare il paesaggio. Ma io ho sempre pensato che le foto non avrebbero reso l’idea di come era realmente, dell’atmosfera che si respirava… ora guardando le foto mi rendo conto che risvegliano in me i ricordi di quell’atmosfera e la nostalgia di quell’esperienza unica, che difficilmente dimenticherò.

G come Guado

Guadare i torrenti islandesi è stata un’esperienza molto emozionante, ed era la parte più divertente del cammino, quella che spezzava la (apparente) monotonia del nostro viaggio.
Alcuni guadi si facevano con gli scarponi, mettendo i piedi sui sassi e facendo attenzione a non cadere in acqua; altri si facevano con i sandali, e lì il contatto del piede nudo con l’acqua gelata era una vera prova di resistenza!
Il guado più difficile è stato l’ultimo giorno, con l’acqua alta fino all’anca: l’abbiamo fatto 2 volte, la seconda è stata poco piacevole perché pioveva e faceva freddo, e uno della comitiva (io) ha mandato a quel paese la nostra guida!

G come Giovedi

Giovedi 25 luglio era il 2° giorno.
Al risveglio, la stanza è già inondata di sole: benedico interiormente la mia mascherina, che mi ha fatto dormire in un buio virtuale. La prima colazione viene consumata fuori, sui tavoli di legno, e il panorama alla luce del giorno, con il sole già alto nonostante che sia ancora presto, è ancora più bello della sera prima.

Cappuccetto rosso, una visione

Ho già dimenticato la stanchezza del giorno precedente, sento la voglia di riprendere il cammino e la gioia di essere lì, in quel momento, e non vorrei essere in nessun altro posto. Partiamo, e dopo qualche ora il paesaggio ci stupisce di nuovo: ci troviamo di fronte a una enorme vallata verde con un grande lago in fondo.
Scendiamo lentamente nella vallata, e ci fermiamo sulle sponde del lago; una ragazza in costume e asciugamano rosso, subito ribattezzata “Cappuccetto Rosso” dagli amici del Bar dello Sport, si avvia verso il lago: l’unica bagnante di quel posto, che non sembrava esattamente una località balneare…

I come Islanda

L’Islanda è un’isola dove la natura selvaggia è uno spettacolo che ti lascia senza parole. E’ una sorpresa continua, non sai mai cosa ti aspetta dietro la prossima collina, dopo la prossima salita.
Le meraviglie del nostro mondo erano lì, davanti ai nostri occhi, e non ci stancavamo mai di ammirarle.
Lo zaino pesava, ma il piacere del cammino e lo spettacolo continuo a cui abbiamo assistito ripagava di ogni fatica.

L come Lunedi

Lunedi 29 luglio era il 6° giorno in Islanda.
La giornata inizia con la sveglia alle 6.30, e prosegue, dopo una veloce colazione, con il bus delle 7.30.
Con il pulman torniamo alla civiltà. Guardo i miei compagni di viaggio, che prima erano sconosciuti, e penso che ora saranno miei amici per sempre, perché abbiamo fatto grandi cose insieme, condiviso grandi emozioni.
Nella giornata viene fuori la grande stanchezza accumulata fino a lì: andiamo a fare una escursione per vedere le balene, ci addormentiamo tutti sui tavoli della barca!
Poi la cena a Reykyavik, a base di pesce fritto, ci riporta a sapori che avevamo dimenticato, dopo tanti risotti e vellutate…

M come Mercoledì

Mercoledì 24 luglio è stato il giorno più bello, ma anche quello più duro.
La giornata inizia presto, colazione alle 7 dopo aver dormito un paio d’ore (scarse) nei sedili stretti dell’aereo, mezz’ora in taxi dall’aeroporto alla Guesthouse, e 3 ore nei letti della Guesthouse.
Prendiamo il pullman e iniziamo subito ad allontanarci dalla civiltà: la periferia di Reykiavik è come quella di tutte le città europee, palazzi moderni, fabbriche, qualche boschetto… poi un laghetto con strani colori grigio/arancione mi ricorda che siamo in un paese lontano, diverso da tutti gli altri.

Tempo da Lupi (o meglio Volpi artiche)

La giornata è nebbiosa, la temperatura non è bassissima ma sicuramente non fa caldo.
Poi sparisce la nebbia e si apre di fronte a noi un paesaggio brullo, desolato, senza case né alcuna traccia della presenza umana se non per i pali della corrente elettrica; solo enormi distese di roccia coperta da uno strato sottile di erba, che danno l’idea di una terra alquanto inospitale per l’uomo.

Arrivo alle “Sorgenti calde”

Poi si iniziano a vedere colonne di fumo di svariate forme e dimensioni, che si innalzano dal terreno e ci ricordano che quest’isola ha un cuore caldo, pulsante, che quando batte troppo forte diventa pericoloso. La sensazione è che la natura aspra e selvaggia domina incontrastata in questa terra. La giornata prosegue con un bel bagno nell’acqua termale delle sorgenti calde del Landmannalaugar, e poi con il primo pranzo “frugale” in cui io ho inaugurato la serie delle mie squisite scatolette di tonno. A quel punto siamo pronti per iniziare il nostro cammino: carichiamo gli zaini in spalla, e mi rendo conto subito che è un bel peso da portare, spero proprio di resistere per quattro giorni consecutivi!

Ma come si chiama il rifugio?

Il percorso inizia subito con una bella salita, ma la giornata è limpida e il sole ci riscalda: per ora, il temuto freddo del grande Nord non si fa sentire. Camminiamo faticosamente per 4 ore, spesso in salita, in mezzo a fumarole e al ribollire dell’acqua sulfurea, circondati da paesaggi che ci fanno esclamare: “ma siamo ancora nel nostro pianeta o siamo già in un altro mondo?”; alla fine arriviamo nel tanto sospirato rifugio Hrafntinnusker, stanchi ma soddisfatti.

Tanti risotti ma soprattutto risate

La cena è a base di risotto alla milanese (ribattezzato in modo meno nobile da Pietro “risotto all’urina” per il colore giallo paglierino), la fame è tale che avremmo divorato qualsiasi cosa;  poi il sole scende, cambiano i colori; Pietro, subito dopo cena, propone di salire su un monte lì vicino ad ammirare il paesaggio, ma a noi è bastato, io non ho più una briciola di energia da spendere, sono veramente alla frutta; solo il mitico Daniele ha la forza di seguirlo nell’ultima impresa della giornata.

N come notte

La notte, questa sconosciuta! Andavamo a letto che era ancora giorno, ci alzavamo che il sole era già alto… La prima cosa strana del ritorno, atterrando a Milano, è stata rivedere il buio totale, a cui non eravamo più abituati, dopo una settimana.

O come orizzonte

Per cinque giorni il nostro sguardo andava fino all’orizzonte e non vedeva altro che natura incontaminata. Monti, laghi, fiumi, ghiacciai… nessuna città, nessun villaggio, solo i rifugi e pochi fuoristrada che ci arrivavano. E’ stata dura, dopo il rientro in Italia, riabituarsi ai suoni e ai colori del nostro mondo… il mal d’Islanda esiste veramente!!

P come Pietro

Pietro era la nostra guida, un punto di riferimento per tutti noi, un vero esempio di resistenza di fronte alla fatica, con la sua grande capacità di mantenere la calma in ogni situazione…

Q come Quadro… o Quark??

Guardando il paesaggio, sembrava di essere dentro un Quadro… oppure dentro un documentario di Piero Angela, tipo Quark! Una mano sapiente ha dipinto quei luoghi, alternando il bianco della neve, il nero della lava, il verde del muschio, il marrone della roccia….

R come Rifugio

I rifugi non erano esattamente degli alberghi a 4 stelle, ma con un po’ di spirito di adattamento ci si stava molto bene. A volte eravamo in una grande stanza da soli, a volte insieme ad altre persone. I bagni dei rifugi avevano un livello di igiene molto variabile, a volte molto scarso…

S come Silenzio

Il silenzio era il dominatore assoluto: nessuna attività umana, nessun verso di animale; ogni tanto il rumore dell’acqua che scorre nei torrenti; solo il ritmo dei nostri passi, il rumore degli scarponi sulla terra, e le nostre voci, spezzavano quel silenzio. Nessuno di noi aveva gli auricolari per ascoltare la musica, sarebbe stato un peccato non ascoltare quel silenzio.

T come Tramonto

Il tramonto in Islanda è stata un’esperienza particolare. Verso le 10 di sera il sole spariva dietro l’orizzonte, e ti aspetteresti il buio della notte. Invece no, per ore si aveva la sensazione del tramonto, quella che in Italia dura pochi minuti, quando la luce è meno forte, i colori meno intensi… una sensazione bellissima, dispiaceva quasi andare a dormire per non viverla tutta, in attesa del buio!

U come Uccelli

Gli unici animali che abbiamo incontrato lungo il cammino sono stati alcuni uccelli solitari, gli unici in grado di sopravvivere in quell’ambiente. Avremmo voluto anche noi avere le ali, per poter godere della visione dall’alto di quei paesaggi unici…

V come vellutata

La vellutata era una delle specialità del nostro menu. L’artista che la realizzava era Daniele, e ogni volta era un’opera d’arte ai limiti della perfezione…

Z come Zaino

Lo zaino è stato il mio fedele compagno di viaggio per tutta la vacanza. Era molto pesante, all’inizio superava i 14 kg, e ricordo che le prime volte facevo molta fatica a caricarmelo in spalla, spesso c’era qualche anima buona (ad esempio Giovanni) che, mossa a pietà, mi aiutava in quest’impresa di caricarlo, che poi con il passare dei giorni è diventata sempre meno difficile.

Gilberto Ugolini

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